| DALLA STAMPA > Una pagina vicentina per la Monterosa |
|
Una pagina vicentina per la Monterosa ![]() Due pagine de "Il Giornale di Vicenza" sono state dedicate all’annuale raduno degli alpini e, di queste, una intera è stata dedicata alla duplice realtà della Divisione Alpina Monterosa: la realtà storica, ricca di pagine d’oro nell’albo delle gesta alpine, e la realtà associativa, sapientemente e coraggiosamente portata avanti da quel lontano 1952! Noi: la storia della Divisione Alpina Monterosa - che è poi storia d’Italia e delle Forze Armate italiane - attraverso le parole e le considerazioni di un giornalista locale, Stefano Ghirlanda, che ha saputo dimostrare obiettività di giudizio e imparziale abilità critica in un difficile contesto storico-sociale che ancora vede schierati su fronti contrapposti i sostenitori dell’una o dell’altra parte... (quando la Storia viene inquinata dalla politica...!). Lontano da tutto ciò, il giornalista vicentino ha sviluppato un interessante articolo del quale vogliamo proporvi alcune parti essenziali; un articolo su cinque colonne, fotografie dell’Archivio Storico Fotografico dell’Associazione Monterosa tratte dal nostro sito internet e, a onorare la Divisione di Ferro, i testi delle nostre canzoni, dei nostri inni: il solenne “Monterosa” del Maestro Bepi De Marzi e, orgogliosa, “La ballata della Divisione Alpina Monterosa” di Egidio Bonifaci. Da "Il Giornale di Vicenza" del 13 maggio 2006: "(...) È a suo modo una storia molto italiana anche questa di diversi alpini e una diversa alpinità di fondo che delinea i contorni di una ferita ormai antica ma difficile da guarire, una ferita che comincia ad aprirsi l’8 settembre del 1943, che cessa di sanguinare alla fine del conflitto ma che non s’è mai rimarginata. Da una parte gli alpini della Monterosa che prestarono giuramento di fedeltà alla Repubblica Sociale Italiana; dall’altra, quelli che no. E quelli – la stragrande maggioranza – che nacquero lontano dai fragori e dagli orrori di una guerra che fu anche civile. Eppure. Eppure i tentativi di riconciliazione non sono mancati. Una sorta di referendum d’accettazione interno all’ANA s’è tenuto durante le passate presidenze, e ce n’è stato anche uno – con numeri infinitamente più piccoli ma non per questo meno significativi – all’interno della Monterosa contemporanea. Anzi, più che referendum, discussione. Discussioni, al plurale. Niente: odii mai superati (specie da parte delle frange più politicizzate all’interno dell’Ana), incomprensioni, ostinazioni. Ognuno con la propria ragione da far valere, i propri titoli di riconoscimento. Sbotta il Segretario Nazionale dell’Associazione Monterosa, il lombardo Carlo Massey, classe 1921, voce profonda e determinata: «Dopo anni l’ANA ci riconobbe come “alpini d’Italia”. Grazie, ma che vuol dire? Che significa alpini d’Italia?No, no, noi non abbiamo bisogno di nessun patentino aggiuntivo, di nessun titoletto che ci apra le porte all’accettazione. È una formuletta da Italia dei giorni nostri. E poi, chissà se accetteremmo la loro...accettazione...Asiago? Chi dei nostri vorrà, ci andrà: come ha sempre fatto, in occasione di ogni adunata. Ognuno è liberissimo di andare assecondando i propri desideri, ci mancherebbe altro...». De Marzi, già alpino-paracadutista, insegnante di conservatorio, padre de I Crodaioli, autore de Il Signore delle cime, figura di primissimo piano nella musica italiana e internazionale, personalità di cultura di primo piano e sensibilità raffinatissima. Una sensibilità – lui che ha conosciuto e frequentato padre Turoldo, lui che pur da spirito libero politicamente non andrebbe collocato certo a destra o fra i cosiddetti nostalgici – che l’ha portato a una mossa sorprendentemente (beninteso: sorprendente per chi si ferma alla superficie delle cose e delle persone): quella di mettere in musica l’inno della Monterosa. «Un omaggio alla figura nobile e dignitosissima del compianto dott. Mario Pagani di Arzignano, che ci ha lasciati qualche tempo fa. Era nella Monterosa, era un alpino», dice semplicemente il maestro. «(...) Interviene il dott. Egidio Bonifici, (...). Conoscevo e frequentavo con altri amici il dott. Pagani. Come frequentavamo casa Bedeschi, a Lonigo. Composi dapprima una ballata, 18 anni fa, quando andammo per la prima volta dopo la fine della guerra a Münsingen, la località bavarese dove la Monterosa s’addestrò dopo l’8 settembre prima di rientrare in Italia. Il ritorno in quei luoghi m’ispirò, ma cosa vuole, non sono musicista, non sono esperto. Le ragioni del cuore non sempre vanno al tempo della musica. La mia inesperienza era determinante... conoscevo di fama De Marzi. Lo ritenevo però inavvicinabile per un consiglio, un semplice suggerimento. Invece... invece il maestro ha capito. Ha capito e ha per noi composto l’inno, che due anni fa fu stampato ed eseguito. Per me è un onore. Ad ogni nostro incontro annuale manda, se impossibilitato ad intervenire di persona, una delegazione di Crodaioli e lo sentiamo vicino». Paolo Marchetti, 46 anni, capogruppo dell’ANA: «(...)dopo 60 anni e più di rancori e spesso odi difficili da superare, credo debba emergere netta la necessità che sia la storia a dare un giudizio definitivo. E poi... queste persone sono state coerenti con i propri ideali? Bene, tanto basta. Sono alpini, siamo alpini. Potrà anche abitare in stanze diverse, ma la famiglia è unica»". A conclusione di questa segnalazione, vogliamo aggiungere un saluto dello stesso giornalista rivolto a tutti noi: Carissimi della Monterosa, Vi rubo poco tempo e spazio solo per ringraziarVi delle parole e del pensiero che mi sono giunti attraverso il Segretario Carlo Massey dopo la pubblicazione di una pagina a Voi dedicata in vista dell’adunata di Asiago. Mi sembrava doveroso che qualcuno raccontasse anche di Voi, anche perché dal Maestro Bepi De Marzi al ricordo del dott. Pagani a tante voci ed esperienze, non erano pochi gli spunti di “vicentinità” che mi hanno portato ad occuparmi della Monterosa: ho cercato di farlo nel pur limitato spazio di una pagina di giornale, consapevole che ben altri sarebbero gli ambiti di competenza per narrare compiutamente di vicende e di Uomini che hanno combattuto con onore e fedeltà. Grazie ancora e a presto. PS: Nei giorni dell’adunata altopianese, mani amiche hanno esposto in piazza dei Signori a Vicenza un lungo striscione a Voi dedicato. Stefano Girlanda |