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FRONTE DELLA VALLE AL SERCHIO 27 DICEMBRE 1944
Un giorno alla linea pezzi della 6a batteria del Gruppo “Bergamo” della Divisione Alpina Monterosa comandata per rifornimenti entro le linee alleate

L’Operazione “Wintergewitter” è in pieno svolgimento. La 92a Divisione di fanteria dell’esercito U.S.A. è in rotta irreversibile. La 6a batteria che fino a poche ore prima aveva dato il proprio apporto all’attacco, non è più in grado di intervenire perché i reparti avanzanti hanno ormai superato ampiamente la gittata massima dei suoi pezzi.

Accertato che la batteria non dovrà essere spostata per seguire le truppe che avanzano, lascio il comando della linea pezzi al valido M.llo Dossena e unitamente al S.Ten. medico Valentino e ad un diecina di conducenti della linea pezzi, raggiungiamo il comando della batteria a Treppignana. Proseguiamo poi in direzione di Albiano e successivamente di Barga ormai abbandonata “Buffalo”.

Fa effetto girare attraverso un paese dove fino a poche ore prima c’erano i nostri avversari e dove sono evidenti i segni dei combattimenti e della disfatta degli americani. Cerchiamo di localizzare strade e case che fino al momento avevamo veduto attraverso i binocoli e i “cannocchiali a forbice”.
Ci sforziamo soprattutto di individuare le abitazioni dalle cui finestre, nel corso delle “Battery Weapon Shoots”, gli alleati ci sparavano con le mitragliatrici Browning da 12,7mm.. Entriamo anche in alcune di queste case abbandonate dagli abitanti e dagli occupanti. Troviamo abbondanza di viveri in scatola, caffè, cioccolata e tante cose per noi ormai nemmeno pensabili; indumenti militari, profilattici, fotografie di militari di colore ritratti in pose marziali e anche di discinte ragazze italiane.

Si comprende amaramente che ciascuno e ciascuna adotta un proprio metodo per salvare “l’onore dell’Italia” o “liberare il nostro paese”.

Incontriamo alcuni civili che stanno rientrando alle loro abitazioni avendo intuito che almeno per il momento, i combattimenti sono cessati. Ci fermiamo a parlare. Ci sembra di riscontrare atteggiamenti discordanti nei nostri riguardi. Le donne ci guardano con astio. I neri hanno portato viveri, indumenti, denaro, calze di seta, sigarette, caffè e facili guadagni. Noi non abbiamo questa possibilità, pertanto ai loro occhi rappresentiamo le privazioni. Negli uomini tutti di una certa età, ci sembra di avvertire comprensione, forse perché la maggior parte di loro ha in passato, prestato servizio militare negli alpini, o forse ci illudiamo. Ci raccontano che i soldati neri, dal momento che si è loro manifestato, il pericolo di aggiramento, in buona parte hanno perduto la testa e sono fuggiti con tutti i mezzi a disposizione in preda al terrore, abbandonando qualsiasi cosa comprese le armi.

Probabilmente la loro paura è derivata dell’effetto perverso della propaganda dei loro stessi comandi che asseriva insistentemente che “fascisti e nazisti” ( italiani e tedeschi ) erano solito seviziare e poi uccidere i prigionieri di colore. Comunque alcuni di questi civili si offrono per aiutarci a portare materiale militare entro le nostre linee.

Ne accettiamo alcuni e incolonnati, abbondantemente carichi , ci avviamo verso le nostre linee. Forse presi dalla euforia ci scopriamo troppo. Probabilmente un ricognitore ci avvista e segnala la nostra presenza. Ci troviamo su una collina scarsamente alberata.

Improvvisamente compare nel cielo una squadriglia di caccia bombardieri Thinderbolt, che si dispone in fila indiana e in picchiata ci mitraglia e ci spezzona. Purtroppo siamo in piena vista. L’apparizione degli aerei è stata cosi repentina che non abbiamo avuto il tempo per cercare un luogo meno scoperto. Ci appiattiamo sul terreno come lamette da barba proteggendo con le braccia, testa e orecchie, come appreso in addestramento. Il rumore emesso dagli aerei durante la picchiata è terrificante.Si ha la sensazione che le eliche ci taglino a fette. Ciascun Thunderbolt porta incassate nelle ali, otto mitragliatrici calibro 12,7. Vedersi sfiorare dalle strisciate parallele dei c0olpi che si infilano nel terreno in rapidissima successione, sollevando grossi spruzzi di terra è agghiacciante. Dopo la prima picchiata, mentre caccia bombardieri si alzano in cabrata e virano predisponendosi ad un secondo passaggio, ci disperdiamo di corsa alla ricerca di buche e anfratti che possono assicurare una qualsiasi protezione. Dopo tre passaggi infruttuosi, i caccia bombardieri desistono e si allontanano. Siamo intontiti, coperti di terriccio, ma incolumi, Sono felice. Mi sarebbe dispiaciuto, in maniera particolare, se qualcuno dei civili che ci stanno volontariamente aiutando fosse rimasto colpito. Riprendiamo il cammino con maggiore cautela. Ancora una volta abbiamo notato che, nelle formazioni americane, mentre il primo aereo che guida la picchiata, compie una traiettoria a quota molto bassa, fortunatamente per noi, quelli che seguono, compiono traiettorie a quote sempre più alte e quindi meno o per niente efficaci. Non è così per i piloti inglesi che non mollano l’obiettivo preso ci mira fino a quando lo colpiscono o sono al limite dell’autonomia.

A notte fatta ritorniamo nella zona di Albiano con una squadra numerosa e quindici muli.E’ stato un problema scegliere gli uomini perché tutti avrebbero voluto partecipare alla corvee. Il terreno fra la sommità della dorsale dove sono ubicate le nostre posizioni e il fondo valle è molto scosceso, in parte boscoso, e in parte a prato; solcato da forre e canaloni. Gli americani nell’intento di limitare l’attività delle nostre pattuglie, hanno piazzato un gran numero di mine antiuomo e bengala a strappo in tutti i passaggi obbligati, soprattutto davanti alle loro postazioni; pertanto è necessario procedere con grande attenzione e cautela. Il cielo è nuvoloso, solo a momenti rischiarato dalla luna. Per illuminare il terreno disponiamo di lampade tascabili che funzionano manualmente aprendo e chiudendo la mano riescono a produrre una discreta luce provocando però un notevole rumore meccanico che in circostanze particolari può risultare pericoloso. Procediamo lentamente in fila indiana, facendo frequenti soste per controllare il terreno prima di percorrere ogni singolo tratto. Ad un certo momento, dalla pattuglia d’avanguardia, viene lanciato un grido di allarme “attenzione mine!”. La colonna si blocca immediatamente nel punto in cui ciascuno si trova e tutti si mettono a cercare di individuare i sottilissimi fili metallici mimetizzati che se urtati, provocano la esplosione delle mine e dei bengala. Il problema non è costituito dagli uomini quanto dai muli che non intendono ragioni e continuano a muoversi nonostante gli sforzi disperati che compiono i conducenti per tenerli fermi.

Finalmente vengono individuati alcuni cavetti che portano ad altrettante mine, che devono essere tagliati con grande attenzione. Tutto finisce bene. In una postazione abbandonata, individuata e localizzata da tempo, troviamo due mortai da 60 mm. con i relativi dispositivi di puntamento e circa cinquecento granata, un paio di fucili automatici Garand, una mitragliatrice Browning da 12,7 mm. con relative munizioni, mine antiuomo, bengala, telefoni e rotoli di cavo telefonico, molte razioni di viveri contenute in belle scatole di cartone, pacchi di sigarette Camel e Chesterfield e anche vestiario. Nella postazione lasciamo un cartello con un scritta di ringraziamento per il cortese “prestito d’uso” perché è sempre bene comportarsi educatamente. Terminato il carico, rientriamo alla linea pezzi seguendo lo stesso percorso effettuati all’andata, riconoscibile perché l’avevamo segnato. Osserviamo i piccoli mortai e le munizioni. Sono ottime armi costruite con grande precisione che per noi saranno utilissime. Esaminiamo anche le granate.

Sono gioielli che quasi dispiacerà dover sparare. Il Cap. Giacomelli stabilisce la ripartizione della preda bellica: i due mortai verranno dati in consegna al sergente Gradella che dovrà piazzarli in fondo alla valle fra Treppignana e Pian del Rio. Uno dei fucili automatici viene consegnato al sergente Cimarrosti, capo della sezione mitraglieri , che è un buon tiratore. La mitragliatrice Browning da12,7 mm. andrà all’osservatorio in linea. Mine, razzi da segnalazione e reticolati vengono in gran parte assegnati alla linea pezzi, affinché possa piazzarli a protezione del lato nord est che è pericolosamente esposto a possibili attacchi a sorpresa da parte di partigiani. Viveri, sigarette e indumenti vengono ripartiti fra gli uomini. Per me una bella giacca a vento color kaki.

Vedendo queste armi, il pensiero ritorna dolorosamente agli anni 1942 e 1943, quando nel Kossovo e in Montenegro, eravamo obbligati a versare, per non incorrere in severe punizioni, ai P.A.M. (posti avviamento munizioni), le armi catturate ai partigiani locali, assai più efficienti delle nostre; mitragliatori Bren, fucili Mauser e Monlicher con cannocchiale, bombe a mano inglesi a frammentazione ecc., mentre venivamo impiegati non come artiglieri dei quali però conservavamo l’armamento, ma come reparti di controbanda. Meglio non fare paragoni.

Il morale è altissimo. Tutti sono orgogliosi di aver contribuito a dare un bello scossone ai super armati e equipaggiati reparti americani. E’ probabile che la lezione sia servita a far ricredere i loro comandi sulla opportunità di continuare a far asserire alla loro propaganda che il morale degli uomini della Monterosa è “Very low”. torna alla pagina "chi siamo" solo il 7 maggio 1945.