| LA NOSTRA STORIA > Il Battaglione Tirano |
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Il Battaglione Tirano di Carlo Cucut Il Battaglione “Tirano” venne costituito a Tirano nel 1943, incorporato nel 2° Reggimento il 1° gennaio 1944, e trasferito in Germania, nei campi di Heuberg e Munsingen, per compiere l’addestramento. Iniziò il rientro in Italia il 19 luglio 1944, partendo da Munsingen, raggiungendo la costa ligure della Riviera di Levante il 26. Venne schierato a difesa del settore costiero da Sestri Levante a Moneglia con compiti di difesa antisbarco, prendendo possesso delle postazioni cedute dai tedeschi che provvide a migliorare. Le postazioni del “Tirano” furono, già dal 29 luglio, subito prese di mira dall’aviazione Alleata che, su indicazioni molto precise provenienti dai partigiani, colpì con precisione gli obiettivi, causando i primi caduti. Le incursioni furono contrastate dalla contraerea che, una mattina, riuscì ad abbattere tre aerei. I caduti del “Tirano” furono i primi della “Monterosa”. Tolte le incursioni aeree, il “Tirano” non venne particolarmente impegnato, vista la tranquilla attività di presidio della costa e la non partecipazione ai rastrellamenti nell’entroterra. Dopo lo sbarco degli Alleati in Provenza del 15 agosto, al Battaglione venne ordinato di prepararsi al trasferimento in Piemonte, sul fronte delle Alpi Occidentali nel settore del Monginevro. Il 9 settembre il “Tirano” partì dalla Liguria, giungendo a Cesana (TO) l’11. Il 13 entrò in linea dando il cambio a reparti tedeschi dell'85° Reggimento della 5a Div. Alpina “Gams”, inserendosi tra le linee dell’85° Reggimento dal quale dipese tatticamente. Venne schierato su un settore che correva ad altitudini superiori ai 2.000 metri di quota, da Claviere passando per Rocca Clary e Punta Rascià sino al Monte Gimont, con l'ultimo posto di combattimento al Monte Chenaillet a 2.650 metri. Il Comando del Battaglione venne posto in linea a Punta Pascià, mentre a Pinerolo rimase la base arretrata, a Cesana si costituì quella avanzata e Bousson divenne la sede della Compagnia che a turno scendeva dalla prima linea per il turno di riposo. Il settore preso in carico era ben fortificato, con bunker, gallerie, casermette e baracche apprestate da tempo e fornite di stufe e brande per poter combattere il freddo intenso e le abbondanti nevicate. Di fronte, in postazioni ugualmente fortificate, erano schierati americani e francesi metropolitani e coloniali. Costante l'azione dell'artiglieria e dei mortai francesi cui si rispondeva con parsimonia a causa delle scarsità di munizioni. Per quanto riguarda le attività dei partigiani invece la situazione in linea era tranquilla, la popolazione temeva di vedere scendere i francesi e conosceva la loro arroganza. Qualche problema invece verso la base arretrata di Pinerolo, dove era meno forte il sentimento antifrancese e più forte era la presenza delle bande partigiane presenti nella Val Chisone. Particolarmente delicati erano i viaggi delle comandate fra Cesana, Claviere e la prima linea, percorsi su strade e mulattiere che correvano per lunghi tratti sotto il pieno controllo degli osservatori nemici, che facevano intervenire prontamente l’artiglieria. Nella metà di ottobre i francesi, con una azione di sorpresa, occuparono l'avamposto dello Chenaillet, prontamente rioccupato con una azione congiunta di alpini del “Tirano” e tedeschi che, il 21, con una azione a tenaglia ebbero ragione dei difensori francesi, un reparto di coloniali. Nell’azione cadde alla testa delle forze attaccanti l’alpino Renato Assante, un italiano nato in Turchia che aveva mantenuto la cittadinanza italiana ed era venuto in Italia per arruolarsi come volontario entrando dopo l’8 settembre nell’Esercito della R.S.I., alla cui memoria verrà concessa la M.O.V.M., unica della Divisione. Nuova azione il 23 dicembre, quando un pattuglione di alpini sciatori, del “Tirano” e tedeschi, compì un'incursione nelle linee avversarie facendo saltare le fortificazioni del M. Janus, da dove partivano le pattuglie francesi. Quindi fino alla primavera l’attività venne svolta solo con azioni di pattuglie e contropattuglie, causa le abbondanti nevicate che impedirono altre azioni. I l 23 aprile 1945 arrivò l'ordine al Comando del “Tirano” di iniziare il ripiegamento verso la pianura ma, causa un improvviso attacco dei francesi in direzione di Claviere, respinto prontamente, solo il 26 il Battaglione potè riunirsi a Cesana da dove, incolonnato con i reparti della “Gams”, raggiunse Pinerolo e quindi Rivoli Torinese. Durante la marcia il Plotone cannoni abbandonò il Battaglione consegnandosi ai partigiani, mentre il Comandante, l’aiutante maggiore e il Cappellano si consegnarono ai partigiani come ostaggi per assicurare una ritirata incruenta ai loro uomini. Giunti a Rivoli il C.L.N. propose al “Tirano” la resa, con le stesse condizioni offerte da altre formazioni partigiane: libertà per gli alpini e consegna degli ufficiali agli Alleati, tale proposta venne accettata e il “Tirano” si sciolse. Anche in questa occasione gli accordi presi con i partigiani locali non vennero rispettati e molti militari vennero catturati e portati nelle Carceri Nuove di Torino, dove subirono violenze, torture e fucilazioni. Solo l'8 maggio gli americani presero in consegna i superstiti prigionieri per portarli nel campi di prigionia. La 12a Cp. non accettò la resa e, con elementi delle altre Cp. che si erano aggregati, proseguì verso Torino dove, venuta a conoscenza del messaggio del Maresciallo Graziani, trattò la resa con i partigiani della brigata “Val Sangone” e si sciolse. In questo caso i patti vennero rispettati e gli ufficiali vennero consegnati agli americani senza violenze di sorta. Primo Comandante del Battaglione, il Magg. Augusto Gardini, successivamente, il Ten. Col. Mario Polo, quindi il Magg. Serafino Glarey. |